google-site-verification: googlee3c30f8ac430801b.html
"Alla fine, noi conserveremo solo ciò che amiamo, ameremo solo ciò che comprendiamo, e comprendiamo solo ciò che ci viene insegnato."
Baba Dioum
Benvenuti a tutte le ore di tutti i giorni

gioco con invito

domenica 16 dicembre 2012

che la diritta via era smarrita

Non è la  metafora dantesca, ma , alla lettera, mi sono persa sul Monte Legnaio.
E 'una bassa collina che limita il mio paese, Vecchiano,  a Nord  Ovest, squarciata dall'escavazione di pietra da costruzione e ormai nessuno spera più in progetti di ripristino. Ecco che il triangolo quasi verticale  di pietra viva ormai da anni caratterizza in negativo il paesaggio per chi arriva dal mare.
Poco più in là, un  ripidissimo sperone di roccia ospita il Santuario della Madonna di Castello, che riassume e simboleggia tutta la nostra storia paesana.
Il bosco del Legnaio, le sue pendici coperte di cespugli di ginestre e di mirto, interrotti da uliveti adesso in buona parte recuperati, le tante specie di erbe  e bacche e cespugli: un luogo conosciuto e familiare, dal quale l'occhio spazia verso il paese e  il piano coltivato, con il Serchio che fa da confine, il Lago di Massaciuccoli e poi si perde nella linea lontana dei monti e nel luccichio del mare.
Eppure in questo posto così nostro e vicino, stamattina mi sono persa, in un modo che ha qualcosa di illogico e di assurdo.
Per ottenere il favoloso liquore di Mirto che da un po' di tempo arricchisce la nostra collezione di liquori fai da te, mio marito ed io  abbiamo approfittato di una mattina dolcissima, i ragazzi entrambi occupati con i loro amici .
Le bacche erano pochissime e, un po' per cercare, un po' per curiosare, contrariamente alla mia abituale prudenza, ho cominciuato a salire lungo il fianco del monte e dal sentiero basso mi sono trovata  in una posizione dalla quale era difficile tornare indietro ed ho ritenuto opportuno continuare a salire per scollettare sul sentiero più in alto. Valutazione estremamente sbagliata, perchè dalla mia posizione il percorso era difficile e pericoloso, fuori da ogni traccia di passaggio.
Il Legnaio non è il K2, ma nemmeno io sono Messner.
Senza abbandonare il sacchetto con una manciata scarsa di bacche e un altro con un  po' di muschio, in alcuni tratti procedevo a quattro zampe, sembravo Gollum con il suo "tessoro", mi venivano in mente le peggiori conseguenze.
Come in un labirinto beffardo, spesso mi trovavo in un punto chiuso, dove il muro a secco era troppo alto  e cespugli e rovi non solo chiudevano il passaggio, ma rendevano rischioso ogni spostamento. Un bastone rimediato mi ha aiutato a saggiare il terreno e  sono andata avanti, quasi sempre a caso, sempre più scoraggiata.
Ho chiamato, tante volte, ho pianto, ho gridato, ho pregato.
Qualche pallottola di cacciatore poco lontano aumentava la mia angoscia e il cellulare alla mia chiamata  per Antonio restituiva il messaggio vocale ...
Cercavo di dare una logica al mio percorso, dirigendomi verso Est, in direzione del paese, e verso l'alto, in direzione del sentiero conosciuto, ma è più facile adesso scriverlo che stamani metterlo in pratica.
Il piano B consisteva nel chiamare mio fratello e dare l'allarme. Pazienza per tutti...
Ho proseguito con qualche tentativo prima di ricorrere all'ipotesi più realizzabile, quando, superando l'ultimo muro a secco, per me un'impresa disperata, come tutto il cammino fino lì, sono arrivata all'attacco del sentiero cercato.
Mi è sembrata la via del paradiso e ho ringraziato il Signore.
Ho iniziato la discesa, sono arrivata alla  macchina, ho proseguito verso il punto da dove ero partita, sempre più affannata e stanca, sudata e tremante nello stesso tempo e chiamavo a squarciagola, finchè Antonio non mi ha risposto.
Al crollo della tensione è corrisposto il crollo fisico delle poche energie rimaste.
Lui, con appena una sfumatura di durezza nella voce, mi ha chiesto da lontano " Cos'hai fatto? " ed io, che di solito abbondo in parole ho risposto "Niente!".
Mi ha abbracciato e consolato, ho sentito che era freddo di sudore gelido.
Mi sono seduta su un sasso e mi sono messa a piangere. Poco dopo ridevo: reazione mista, la chiamano gli psichiatri.
Abbiamo intrapreso la via del ritorno, raccontandoci le reciproche ansie e paure: lui mi cercava in basso, temendo una mia scivolata o caduta ed avendo ben presente la mia difficoltà a salire, io andavo verso l'alto, nella direzione opposta..."Non lo diciamo a nessuno, è da imbranati..." ed infatti sono qui a scriverlo sul blog.
Il tutto in un fazzoletto di bosco, pochi metri quadrati di monte, a due passi da casa...ma poi intervengono tutti i se e i ma...
Ho avuto la prova che il mio cuore e  le mie gambe  sono ancora in buone condizioni, il mio cervello no comment.



14 commenti:

  1. Ciaooo ho già provveduto...per la solidarietà, bello il tuo racconto e le immagini.
    Volevo chiederti una piccola cortesia, mi sono accorta che il codice del mio banner aveva un piccolo errore non dipeso da me ma da dove l'ho creato e quindi dovresti riprenderlo se ti va e rimetterlo perchè quello che hai porta al sito di dove i banner si creano ma non al mio blog.
    Ti ringrazio e mi scuso per l'inconveniente.
    Ciaoooo e buona settimana.

    RispondiElimina
  2. Ciao Marilena, che avventura! Ti capisco, io non ho il minimo senso dell'orientamento, figurati che sono riuscita a perdermi nei " carai" sotto casa mia.
    Bellissima la descrizione dell'incontro con tuo marito.
    Ciao, buona serata e buona settimana
    Antonella

    RispondiElimina
  3. Un luogo bellissimo. Anche io mi perdo sempre. Una volta ho girato in tondo per Milano, sempre le stesse vie, a piedi, ed avevo in mano la cartina!!! Stavo per arrendermi, a chiedere ad un vigile, quando mi sono accorto che praticamente ero dietro l'angolo....

    RispondiElimina
  4. Ciao Marilena. Mi sono appassionata nel leggere il tuo racconto. Mi sembrava, man mano che procedevi, di esserci e di vivere l'ansia, l'affanno, la paura che tu hai vissuto. Mi piace che il tutto si è concluso con un rendimento di grazie al Signore.E' questo che fa la differenza.

    RispondiElimina
  5. Cara Marilena leggere la prima parte del tuo racconto in in cui descrivi così bene questo posto dove si trova il Santuario della Madonna di Castello,mi ha fatto venire una voglia terribile di poter essere lì insieme a te. Il resto del racconto però che paura per quello che poteva succederti, che spavento per tutti e due;in tutto quello che ci capita però c'è sempre qualcosa di positivo, come dici anche tu ora sai quanto regge il tuo cuore e che forza riesci a tirare fuori nel momento di massimo bisogno.
    Sei grande.
    Ciao. Un grande abbbraccio.

    RispondiElimina
  6. Hai fatto una bellissima descrizione Marilena.Buon pomeriggio da Olga.

    RispondiElimina
  7. Dolce Marilena ma cosa ci combini? ci fai preoccupare lassù sui monti :-) che belle foto ci hai regalato ma quanto pericolo hai dovuto affrontare, fortunatamente e grazie al cielo è andato tutto bene e ne sono felicissima! Un abbraccio grande!

    RispondiElimina
  8. Ringrazio tutti gli amici che hanno partecipato alla mia avventura:
    gli scatti sono stati ripresi in precedenti occasioni( infatti sono inseriti anche nella slideshaw della barra laterale).
    Anch'io mi stupisco di me stessa, in Toscana si dice "l'ora del bischero arriva per tutti", ma sono momenti che fanno riflettere su tante cose...
    ciao a tutti con un caro saluto:)
    Marilena

    RispondiElimina
  9. Ciao Mari,caro il tuo mirto,quest'anna dovrà essere speciale,l'hai condito con lacrime;sono convinta che ogni volta lo berrai ti ricorderai della tua avventurosa raccolta.Conosco bene la zona e anch'io mi sono persa qualche volta sulle grotte,effettivamente in certi punti si può solo salire e sperare di non allontanarsi troppo dal sentiero(sembra una metafora della vita),menomale che è finito tutto bene,anche con un rinfocolamento coniugale.Un abbraccio

    RispondiElimina
  10. Carissima Anna Maria, il nostro monte non è da prendere così alla leggera ( poco più di 100 metri, ma possono bastare a inguaiarsi)Non pensavo di condividere con te esperienze di smarrimento sul legnaio, sorprese del web!:)
    Un abbraccio
    Marilena

    RispondiElimina
  11. Marilena, lo sai che le storie interessanti capitano solo a chi sa raccontarle?

    Ciao.

    RispondiElimina
  12. guarda che se finivi su Chi l ha visto morivo di paura perchè ti avrei riconosciuto dalla foto!!! scherzo...dai...ora almeno ci si puo' scherzare, cmq la prox volta cerca di esser + prudente!! a parte il perdersi potevi anche farti male!!! un abbraccio....

    RispondiElimina
  13. Immagino il tuo spavento. A me è successo da ragazza giovane quando mi sono persa con una amica e un amico. Eravamo in gita ad un lago della mia regione e ci siamo allontanati troppo. Abbiamo camminato lungo il versante del lago in posti impervi, eravamo giovani si..ma che spavento! La strada l'abbiamo ritrovata per caso e arrivati al ritrovo il pullman ci aspettava per partire...eravamo ansanti e stanchi. Avevamo lo sguardo di tutti addosso e non abbiamo detto nulla, tanto ci vergognavamo di esserci persi ...:)
    Tutto è finito bene..riposati. Buonanotte cara :)

    RispondiElimina

Grazie per il tuo commento:
se capiti qui per caso,
se ogni tanto vieni a trovarmi,
se la curiosità ti accompagna in giro per la rete,
anche un semplice saluto è sempre gradito.
Fata C

comunicazione

I contenuti presenti su questo e gli altri blog dei quali sono titolare sono pubblicati con licenza Creative Commons 3.0 Italia.
Se condivisi devono essere rispettati i seguenti diritti:
- attribuzione: deve essere citato il nome dell'autrice
- non è consentito l'uso per fini commerciali
- non sono permesse modifiche

Alcune immagini sono state prelevate dal Web.
Se è stata violata qualche regola siete pregati di avvisare nello spazio commenti e saranno eliminate immediatamente.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale
ai sensi della legge n.62 del 07.03.2001.
Powered by Blogger.