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"Alla fine, noi conserveremo solo ciò che amiamo, ameremo solo ciò che comprendiamo, e comprendiamo solo ciò che ci viene insegnato."
Baba Dioum
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gioco con invito

martedì 21 gennaio 2014

S.Agnese di Andrea Del Sarto-Pisa, Duomo




La Piazza dei Miracoli di Pisa ( nome attribuito dalla genialità dannunziana) è senza dubbio uno dei complessi monumentali più famosi in tutto il mondo, una scenografia di impareggiabile suggestione.
Tuttavia non vantano una conoscenza altrettanto generalizzata i capolavori custoditi all'interno degli edifici che si ergono dal verde smeraldino del prato.Si tratta di opere insigni che rappresentano un tesoro di arte e storia  che abbraccia diversi secoli e che da diversi secoli si offre all'ammirazione di quanti, turisti comuni, visitatori occasionali o uomini di cultura, si soffermano a contemplarne la bellezza.
Tra queste opere spiccano  i 27 dipinti che rivestono la tribuna dietro l'altare maggiore del Duomo, raffiguranti Episodi del Vecchio Testamento e Storie cristologiche.
Tali opere recano  un intento anche politico, essendo portatrici di un messaggio da parte dei Medici di Firenze, divenuti signori di Pisa, messaggio che esaltava l'obbedienza civile e politica verso i nuovi Signori, per il bene della città, così come nelle pitture viene esaltata l'obbedienza al Signore del Regno dei Cieli.
Questi dipinti furono esposti alcuni anni fa in una grande mostra all'interno del Museo delle Sinopie, antistante la Piazza, una collocazione che, sia pur temporaneamente, permetteva una visione privilegiata rispetto a quella abituale.
Fu in quella occasione che ebbi modo di vedere da vicino le opere esposte e fui colpita da una in particolare: la tavola che raffigura S.Agnese di Andrea Del Sarto.
Non è questo il solo particolare autobiografico che mi lega a quest'opera, poiché nel giorno in cui si ricorda S.Agnese, oggi 21 gennaio,  ricorre anche il nostro anniversario di matrimonio, quest'anno il trentesimo.

Le opere della tribuna  furono eseguiti tra il XVI ed il XVII secolo dai maggiori pittori toscani, tra cui Andrea del Sarto ( autore di tre tele, Santa Agnese, le Sante Caterina e Margherita e i Santi Pietro e Giovanni Battista) il Sodoma e Domenico Beccafumi.
Di notevole importanza è la tavola inviata a Pisa da Andrea del Sarto per la Chiesa di S. Agnese (allora dipendente da San Vito e poi soppressa nel 1780) ed ora collocata nel Duomo.
 La tavola raffigura S. Agnese, la vergine e martire che fu una delle prime sante della cristianità  e che, secondo la tradizione, visse a Roma al tempo delle persecuzioni di Diocleziano.
Agnese è raffigurata come una fanciulla con l'immancabile attributo iconografico dell'agnello, che le fu assegnato a cagione dell'assonanza del suo nome con il termine latino "agnus" ed in ossequio alla tradizione  secondo la quale, successivamente alla sua morte, Agnese apparve insieme a due agnelli.
A differenza di quanto è visibile nell'iconografia tradizionale della Santa, i suoi capelli sono avvolti in un drappo di stoffa che li sottrae alla vista ed esalta le fisionomia ancora infantile della Fanciulla martire. Agnese di solito viene rappresentata con le lunghe chiome disciolte, a ricordare il presunto miracolo che  la tradizione ci ha tramandato, secondo il quale i capelli della giovane crebbero fino a coprire pudicamente il suo corpo esposto al martirio.
Un altro particolare che si discosta dalla rappresentazione consueta è costituito dalla fronda di palma che la Santa regge nella mano e che risulta quasi del tutto chiusa, come un germoglio, una forma di vita ancora acerba: è stato individuato in questo particolare un significato legato alla tenera età della martire appena adolescente.

La tavola era su due ordini, il superiore con San Giovanni Battista e San Pietro  in mezzo ai quali stava una “Madonna che fa miracoli”, oggi andata perduta, e l'inferiore con Sant'Agnese con accanto Santa Caterina d'Alessandria e Santa Margherita. Le loro figure sono state sovente considerate le più belle che Andrea abbia mai eseguite (Vasari) meritandone il loro trasferimento ad opera di Curzio Ceuli, nel 1617, nel Duomo pisano.          

lunedì 13 gennaio 2014

Anche per questo Natale, siamo alle briciole


Ormai è una consuetudine, per questo blog, soffermarsi a raccogliere il ricordo delle feste appena trascorse,  le ultime briciole: attimi di intimità familiare, di festa , spesso di nostalgia di Natali lontani, rivissuti negli affetti presenti.
Come quando nei cortili  di campagna qualche pollastrello indugiava a raggiungere il rifugio notturno, attardandosi al richiamo della massaia, così, ormai è proverbiale, qualcosa delle feste sfugge alle scatole riposte in attesa del futuro Natale, ultimo luccichio prima che Gennaio prenda il timone del nuovo anno nel vivere quotidiano, speriamo un po' più sereno per tutti.
Ecco la palla patcwork, reduce da una lontana lotteria scolastica di oggetti natalizi prodotti dalle madri dei bambini. Al suo arrivo, suscitò meraviglie e lodi per la sua creativa autrice e poi, come la bella al ballo che nessuno invitò, rimase sul tavolo quasi deserto, vestita di cotonina stampata in minute fantasie provenzali, con le sue paillettes e il volant di velluto verde acqua.
Misi la mia offerta nel tesoretto della lotteria e me la portai a casa, al posto d'onore tra le decorazioni  di Natale di quello e degli anni successivi.
Quest'anno è toccato a Miss Bellapalla restare a dondolo dello scaffale, a far compagnia a un piccolo bouquet di bacche di rosa canina, con le foglie ormai appassite, raccolto durante una passeggiata in monte  alla ricerca del mirto ( questa volta non mi sono persa, però...)

martedì 7 gennaio 2014

Un duro mite


"Un duro mite"
 Mauro Bersani, fratello di Pierluigi e medico, ha dato questa sintetica definizione, un ossimoro solo in apparenza, della personalità e del carattere dell' uomo politico che tutti conosciamo.
Qualunque sia la nostra posizione e il nostro orientamento, non si può non ricordare la vicenda umana e politica di un leader impegnato in situazioni   estremamente spinose, dove le spine più dolorose venivano dall'interno della sua apparteneza mentre dall'esterno si compiva un gioco estenuante e beffardo da parte di nuove componenti della vita politica che, fino ad oggi, hanno solo boicottato ogni possibile soluzione.
 All'indomani dell'intervento neurochirurgico il cui esito, a prognosi ancora riservata, viene giudicato favorevole, riporto alla lettera la risposta del fratello Mauro, ad un giornalista che sottolineava l'oggettiva difficoltà politica e personale di quel periodo:
"...qualche stress di troppo può aver generato qualche picco pressorio di troppo. Pensiamo ai picchi pressori che deve avere un padre di famiglia che non ha lavoro".
Sono parole ancora  più ammirevoli in quanto pronunciate in circostanze ancora incerte e dopo ore drammatiche, che fanno riflettere e rivelano generosità d'animo e grande senso della realtà vissuta da tanta gente comune.
E' il momento degli auguri, tanti e sinceri, per il decorso post-operatorio di Pierluigi Bersani: la nostra società ha bisogno del contributo di persone come lui.

venerdì 3 gennaio 2014

Storia di una Stella Cometa


Una fortunata circostanza ha riunito, molte di noi colleghe ed amiche, nella nuova casa della carissima Lucia, che tutti ormai conoscono come mia gemella, non per  nascita, ovviamente, ma per affinità di sentimenti e di sensibilità.
Sono più che giustificate le perplessità di chi subentra nel gruppo, dalla diversità fisica tra di noi, molto vistosa, alle oggettive incongruenze anagrafiche.
Questa  rimpatriata  mi fa tornare in mente quando, un paio di anni fa, in una circostanza analoga, Lucia mi regalò lo stampo che, da allora, accompagna dolcemente la mia opera natalizia di pasticceria, come da foto acclusa e che, molto più pratico,  ha rimpiazzato la terracotta di cui parla questa  storia ...

STORIA DI UNA STELLA COMETA. 
C’era una volta…”un re” diranno subito i miei cari lettori. No, ragazzi, avete sbagliato.
C’era una volta una nevicata, una di quelle nevicate dicembrine che nessuno di solito prende sul serio ( “nel pomeriggio piove e strugge tutto” fonte Lucia>Meteo).
Intanto le neve fiocca candida e lieve, sempre di più si allontana la festa natalizia preparata da tempo con tanto entusiasmo e prevale il buon senso :“Rinvio”.
 Intanto, nell’incertezza della situazione, la maestrina neopensionata prepara un dolce tronco, la bouche de Noel ( accento circonflesso e dieresi introvabili per me sulla tastiera).
Il giorno successivo, la lieta penitenza di mangiare il tronco. Ai penitenti della famiglia si aggiunge mio fratello Mariano, che sa sempre quando venire a trovarmi.
Ma dopo alternanza di pioggia e gelo, l’appuntamento si rinnova, oscilla nelle ore pomeridiane e si consolida alle 16, mettiamo un circa per modestia, del 30 dicembre, giovedì.
La maestrina neopensionata vorrebbe tanto fare il copia e incolla del tronco del 17 dicembre, ma la tecnologia per adesso non è arrivata a tanto e perciò si accinge a fare il bis.
Non tutte le ciambella riescono col buco, ma anche i tronchi hanno i loro problemi.
 Specialmente se la pasticcera alle dosi degli ingredienti aggiunge q.b. di suo una dose di distrazione, presa dall’atmosfera idilliaca del sospirato rendez-vous.
L’abitudine di preparare contemporaneamente impasto e cioccolato si può trasformare in un sorprendente impasto nero, se la polvere di cacao cambia destinazione.
Non è il momento questo per dare luogo a comportamenti razzisti…
Mi sono ricordata di una terracotta napoletana a forma di cometa, spiazzata dall'invadente forno a microonde e fortunosamente riapparsa (…è una cometa) nel periodo natalizio.
L’ho comprata a Carrara quando abitavo là.
Con Lorenzo sul passeggino entrai in un vecchio negozio di Piazza Alberica, dove un rappresentante stava parlando male dei pisani…
Uscire? ingoiare il rospo? Polemizzare?
Mi limitai a chiedere con marcato accento pisano ( che io non ho):
“Un ci ha mi'a per caso una di velle teraotte napoletane a forma di ‘ometa?
Il  nemico si arrese con un sorriso…ed ecco, dopo un quarto di secolo,
la mia cometa riceve l’impasto nero e avvolgente come una carezza di Mami di Via col Vento.
Mi sono inginocchiata davanti al forno nel timore che l’impasto, non proporzionato al recipiente, strabordasse con effetti catastrofici e, favorita dalla posa mistica, quando il dolce è arrivato ai bordi ho implorato “Ora basta, Signore!”
E sono stata esaudita.
Non poteva mancare un piccolo inconveniente all’atto di sformare il capolavoro, che infatti si è un po’ ammaccato all’attacco della coda (posizione strategica anche per le comete).
 La nevicata di zucchero vanigliato ha fatto del suo meglio. Neve anche oggi.

              

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