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"Alla fine, noi conserveremo solo ciò che amiamo, ameremo solo ciò che comprendiamo, e comprendiamo solo ciò che ci viene insegnato."
Baba Dioum
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gioco con invito

lunedì 30 novembre 2015

Festa della Toscana : grazie Canapone!


30 Novembre - Festa della Toscana
Un soprannome un po' scherzoso e apparentemente irriverente, come molte espressioni che nel corso dei secoli hanno caratterizzato il rapporto spontaneo e ambivalente tra il popolo e i potenti:Canapone.
Era questo l'appellativo con il quale i Toscani della seconda metà del sec.XVIII° chiamavano il loro sovrano Leopoldo II d'Asburgo-Lorena, Granduca di Toscana con il nome di (Pietro) Leopoldo I di Toscana.
Un soprannome bonario e affettuoso, dovuto alla parrucca che il sovrano aveva adottato,come il costume del tempo richiedeva, e che era di un colore chiaro e un po' scialbo che richiamava la canapa grezza. Soprannome che passò poi ad indicare le staue che lo raffigurano, disseminate in tutto il territorio della Regione.
(Pietro) Leopoldo I di Toscana "Canapone"

 Egli si stabilì a Firenze e iniziò con zelo un programma di riforma ad ampio raggio, facendo di uno Stato marginale nel contesto delle potenze europee un paese moderno e all'avanguardia sotto molti aspetti. Fu un chiaro esempio di "sovrano illuminato".
 Ma la riforma più importante da lui introdotta da  fu l'abolizione  della tortura e, cosa più importante, della pena di morte ( Editto Leopoldino). La Toscana sarà quindi il primo Stato nel mondo ad adottare i principi di Cesare Beccaria, il più importante illuminista italiano che nella sua opera Dei delitti e delle pene invocava appunto l'abolizione della pena capitale.
                                                                                                                                      (da Wikipedia) 
L'Editto Leopoldino fu promulgato il 30 Novembtre 1786. La Regione Toscana ha scelto quella data come Festa Regionale, riconoscendone il grande valore assolutamente innovativo in  relazione alla visione progressista, umanitaria e legalitaria dei diritti fondamentali dell'uomo, una strada che ancora oggi , come dimostrano gli eventi in corso, è ben lontana dalla sua meta.





venerdì 27 novembre 2015

"Nascere è cadere dentro il tempo"



Questa frase, incipit di un articolo, del quale non mi ricordo neanche l'Autore, su una rivista professionale che illustrava in modo autorevole e suggestivo il Campo di Esperienza "Le cose, il tempo e la natura" ( Orientamenti dell'Attività Educativa della Scuola dell'Infanzia), mi rimase impressa nella memoria e tuttora rappresenta per me un motivo di riflessione, una visione  del rapporto tra il tempo e l'esistenza nella quale mi ritrovo e mi identifico pienamente.
Tra tutti gli aspetti che compongono il mosaico unico e irripetibile di ogni vita umana, la dimensione temporale è quello che pervade l'intera esistenza, la attraversa completamente dalla nascita alla morte, l'accompagna nelle esperienze, negli affetti, dagli atti quotidiani più comuni agli eventi più significativi.
Il tempo scorre inesorabile nella continuità senza fine, ma rispetto alla nostra vita è presente in modo oggettivo e tangibile, da un momento iniziale che neanche siamo in grado di ricordare a quello fatale della conclusione dell' esistenza, che altrettanto ignoriamo.
Tra questi due poli c'è tutta la nostra vita: per questo la frase "Nascere è cadere dentro il tempo" assume un significato totale, di essere e divenire, di inizio e fine, in un rapporto fluido nel quale lo scorrere dei giorni si intreccia con le azioni e i sentimenti, gli eventi e le emozioni, apparentemente uguali e ripetitive, ma in realtà diverse da individuo a individuo, in uno scenario strettamente soggettivo eppure in gran parte condiviso con altre persone. Alcune presenti costantemente, altre che si incrociano brevemente, ma tutte lasciano qualcosa dentro di noi.Tracce profonde o labili.
Tutto scandito dal trascorrere del tempo, convenzionalmente rappresentato, ripartito e misurato da orologi, calendari, almanacchi, cronometri , dagli strumenti più sofisticati della moderna tecnologia, a ritroso fino alla clessidra, la meridiana e gli altri stumenti e  modi dimisurare e rappresentare il tempo ,che fino dall'antichità hanno accompagnato lo sviluppo della civiltà sulla terra nelle diverse zone e epoche.
 L'articolo di Alessandro D’Avenia su LA STAMPA, del quale riporto l'incipit, collega in modo mirabile la funzione della memoria con il nostro vissuto personale, non solo rispetto all'affettività, ma anche alla strutturazione della personalità, della quale i ricordi costituiscono le pietre d'angolo, insieme ovviamente all'esperienza.

 "La memoria è il modo in cui il tempo degli orologi, sempre in movimento, si incontra con l’eternità fatta di istanti talmente densi di senso da essere fermi."

http://www.lastampa.it/2015/09/14/cultura/opinioni/editoriali/quel-primo-giorno-di-pongo-3GA3mFNql96BpDQ9g01yiK/pagina.html

lunedì 23 novembre 2015

Pensierino della sera

A proposito di tempo che passa, come non ricordare il malinconico e struggente, ma anche ironico e scanzonato, pensierino della sera che concludeva l'INTERMEZZO del Secondo Canale, contrastando il leggendario CAROSELLO!
Un breve programma pubblicitario, ma di altissima qualità e sorprendentemente innovativo per la TV di quegli anni.
Bastano pochi nomi:
regia Mario Landi
Musiche Giampiero Boneschi
Vocalist: QuartettoRadar
Disegnatori Gibba e Lodolo
testi Alfredo Danti
e tanti altre firme e ospiti di grido, indimenticabili per la mia generazione, ma anche oggi saprebbero guadagnarsi il favore del pubblico, anche dei giovani, perché il talento non svanisce!
Un tormentone, dalla saggezza che sembra scontata, ma che si rivela sempre profondamente vero,precedeva il fatidico pensierino:
"Come passa il tempo...
ieri era mercoledì,
domani è venerdì..."
 così, grammaticalmente scorretto, con quel verbo essere al presente anche per il giorno dopo, ma così immediato e ineluttabile!
E poi l'atteso pensierino, per farci riflettere sorridendo

Snoopy compie 65 anni, a quel tempo non si conosceva ancora...ma ci avrebbe fatto la sua bella figura...









venerdì 13 novembre 2015

Tempo di Lucca Comics


  Da poco tempo si è conclusa  l'ultima edizione di Lucca Comics, la fiera dedicata al fumetto, all'animazione, ai giochi (di ruolo, da tavolo, di carte), ai videogiochi e all'immaginario fantasy e fantascientifico, che si svolge a Lucca, nei giorni a cavallo tra ottobre e novembre.
Io e le mie cugine eravamo ragazzette quando, a metà degli anni 60 questa manifestazione, oggi di richiamo internazionale, prese il via, tra la curiosità e lo scetticismo di molti.
Le prime edizioni furono allestite nel centro storico, in Piazza Napoleone ( Piazza Grande per i Lucchesi), poi la mostra fu spostata presso il Palazzetto dello Sport e l'apposita area fieristica.
Nel corso degli anni, e attraverso vicissitudini complesse, Lucca Comics è cresciuta, fino a divenire la più importante rassegna italiana del settore, prima d'Europa e seconda al mondo, dopo il Comiket di Tokyo.
Nel frattempo siamo "cresciute" anche noi e per un po' di tempo i nuovi impegni di lavoro e di famiglia ci hanno fatto perdere di vista quel mondo di fumetti e di giochi.
Ecco il manifesto ufficiale di Lucca Comics & Games 2015, quest’anno realizzato da Karl Kopinski.
Ci hanno pensato i nostri figli ad aggiornarci in materia.
Da piccoli li accompagnavamo, io e mio marito, poi hanno iniziato ad andare da soli.
In una di queste prime uscite autonome, la loro avventura aveva toccato anche l'argomento gastronomia giapponese ed infatti mi sentii rivolgere una strana domanda, quasi in tono di sfida: "Mamma, scommetto che tu non sai come servire il ramen!" e non solo mi descrissero quello che avevano mangiato laggiù, ma ne avevano acquistato anche una confezione per farcelo assaggiare a noi, genitori ignari delle cose esotiche con le quali loro, grazie ai cartoni, avevano una certa confidenza, per lo meno teorica.
Confesso che, curiosità a parte, non lo scambierei per il mio casareccio minestrone!
Poi abbiamo festeggiato con  loro il piccolo bottino di poster e locandine, figurine ed adesivi, un tuffo nella fantasia e nella creatività, viste atraverso i loro occhi di adolescenti.

giovedì 12 novembre 2015

Terzo Compleanno del blog



Terzo Compleanno del blog!
Grazie ancora a IOLE e al suo gadget che ancora una volta mi ha rinfrescato la memoria.
Se fosse un bambino, Lo Schiaccianoci  andrebbe alla Scuola dell'Infanzia ed io chissà con che aria da ex collega  guarderei le sue maestre!
Dato il caratterino delle Fate ( in genere), meglio cambiare argomento...
In realtà gli anni sono quattro, per le note vicissitudini della Fata Confetto, riassunte nella sezione "COSE del BLOG"
dove si può trovare un po' di storia 
ed altre tracce sparse 
Grazie  di cuore ai lettori fissi 
e a quelli occasionali
e spero che continuiate
a farmi compagnia!! 

 L'amica Emy mi ha fatto notare che in questa festa manca la torta: 
scusate tanto!!
 Rimedio subito, facendomela portare da Yogi...
se non se la pappa strada facendo!



lunedì 9 novembre 2015

Il giardino di Via del Giardino


  La nostra piccola corte si componeva di poche abitazioni ad alcune costruzioni agricole. Due alberi di arancio e un grosso caco ombreggiavano i cortili delle due proprietà  adiacenti alla nostra. Un grande orto, in parte tenuto a frutteto, ci divideva dalla strada pubblica. Sulla curva, un palo in legno dell’illuminazione che reggeva la sua lampada avvitata sotto un piatto metallico, segnava il limite tra il piccolo mondo della corte e il resto del paese. 
Davanti a casa nostra c'era un bel giardino  e una gigantesca acacia si ergeva, imponente, di fronte al portico. 
Il nostro era "il giardino di Via del Giardino". Non ce n'erano altri in tutta la strada, dove abbondavano stalle e pagliai.Tanto è vero che venivano lì a farsi le fotografie le coppie di sposi e le ragazze "spazzine", le damigelle, con l'abito da cerimonia prima di andare alla solenne processione.
Non c'era recinsione, se non una bassa fila di canne incrociate a ics. Ma c'erano tanti alberi:quattro oleandri ai lati, dai fiori di un rosa intenso e le foglie velenose, verdi scurissime, una piccola palma che dava un tocco esotico, due piantine che delimitavano l'ingresso, che a giugno si riempivano di infiorescenze a grappoli bianchi, profumatissimi, per la gioia di api e vespe.
In un angolo un cespuglio di edera sormontava una piccola grotta di tufo che ospitava una statuina della Madonna, vigile presenza a proteggere casa e corte
La porta d'ingresso, al di sopra della quale si apriva la finestra della camera dove mio fratello ed io siamo nati, dava luce all'interno attraverso l'elegante rostra di ferro  e, ai lati, c'erano due  piante di melograno, belle a giugno, con i loro fiori rossi, bellissime in autunno, cariche di frutti maturi, che "ridevano" dalle spaccature della buccia, mostrando i grani all'interno, come rubini luccicanti.
Ne staccavamo qualcuno, da mangiare o regalare, ma quelli sono frutti che  non  hanno, almeno nella nostra cucina, un grande impiego.Mai avrebbe immaginato la mamma di poter preparare la ricetta per il tacchino al melograno o altre preparazioni che oggi sono conosciute anche da noi e che utilizzano i  chicchi vermigli di questo frutto autunnale, che già nella buccia presenta la tavolozza della stagione, con i suoi toni caldi e ambrati.
Tuttavia i melograni venivano scrupolosamente raccolti e venduti ad una casa farmaceutica, che li usava per ricavare un colorante naturale per i medicinali prodotti.Quando mio fratello poche sere fa mi ha portato i meravigliosi melograni della foto, mi è tornato il caro ricordo di quei due alberi di melograno e anche il fatto che Il ricavato apparteneva a noi due bambini e serviva a comprare i nostri libri: i melograni, dunque, hanno contribuito al aprirci il mondo della conoscenza.
 

mercoledì 4 novembre 2015

4 Novembre

       Il Caduto          Francesco Guccini
Io, nato Primo di nome e di cinque fratelli,
uomo di bosco e di fiume, lavoro e di povertà,
ma uomo sereno di dentro, come i pesci e gli uccelli
che con me dividevano il cielo, l' acqua e la libertà...

Perchè sono in prigione per sempre, qui in questa pianura
dove orizzonte rincorre da sempre un uguale orizzonte,
dove un vento incessante mi soffia continua paura,
dove è impossibile scorgere il profilo d'un monte ?

E se d'inverno mi copre la neve gelata
non è quella solita in cui affondava il mio passo
forte e sicuro, braccando la lieve pestata
che lascia la volpe, o l' impronta più greve del tasso...

Ho cancellato il ricordo e perchè son caduto,
rammento stagioni in cui dietro ad un sole non chiaro
veniva improvviso quel freddo totale, assoluto
e infine lamenti, poi grida e bestemmie e uno sparo...

Guarda la guerra che beffa, che scherzo puerile,
io che non mi ero mai spinto in un lungo cammino
ho visto quel poco di mondo da dietro a un fucile,
ho visto altra gente soltanto da dietro a un mirino...

E siamo in tanti coperti da neve gelata,
non c'è più razza o divisa, ma solo l' inverno
e quest'estate bastarda dal vento spazzata
e solo noi, solo noi che siam morti in eterno.

Io che guardavo la vita con calmo coraggio,
cosa darei per guardare gli odori della mia montagna,
vedere le foglie del cerro, gli intrichi del faggio,
scoprire di nuovo dal riccio il miracolo della castagna.

comunicazione

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